Bruxelles, abbiamo un problema
Secondo i dati diffusi ieri dall’Istat, il tasso di disoccupazione in Italia si è attestato a dicembre all’11,2 per cento. L’aumento rispetto a novembre è di 0,1 punti percentuali, ma il confronto con il dicembre del 2011 mostra che in un anno i disoccupati sono aumentati di 474 mila unità, pari a 1,8 punti percentuali, arrivando a 2 milioni e 875 mila. Nel frattempo lo spread dei Btp è calato da oltre 400 punti a 266 (la chiusura di ieri).
5 AGO 20

Secondo i dati diffusi ieri dall’Istat, il tasso di disoccupazione in Italia si è attestato a dicembre all’11,2 per cento. L’aumento rispetto a novembre è di 0,1 punti percentuali, ma il confronto con il dicembre del 2011 mostra che in un anno i disoccupati sono aumentati di 474 mila unità, pari a 1,8 punti percentuali, arrivando a 2 milioni e 875 mila. Nel frattempo lo spread dei Btp è calato da oltre 400 punti a 266 (la chiusura di ieri). Come dire che le finanze pubbliche e la credibilità del sistema paese garantirebbero una prospettiva favorevole alla ripresa, ma che questa ripresa – per trasmettersi all’economia reale – ha bisogno di una politica europea pro crescita, oltreché di un maggiore impegno nazionale.
Il problema è che quasi tutti i leader europei sembrano perseguire soltanto interessi domestici di breve termine: il premier spagnolo, Mariano Rajoy, preme affinché nel bilancio europeo siano mantenuti i fondi regionali che servono ai dissestati bilanci delle regioni iberiche; il presidente francese François Hollande si batte per il mantenimento degli stanziamenti per l’agricoltura di cui la Francia è il principale beneficiario; la Germania finora ha tentato di arginare le richieste comunitarie di maggiori stanziamenti e quelle inglesi di un regime di favore per i contributi del Regno Unito all’Ue. A noi, che come la Germania siamo creditori netti nel rapporto fra ciò che paghiamo e ciò che riceviamo dall’Europa, interessa che si vari un pacchetto innovativo pro crescita. Berlino, che dopo anni di costante riduzione del suo tasso di disoccupazione adesso vive un rallentamento della sua economia, avrebbe buone ragioni per darci ascolto, anche se, nella campagna elettorale tedesca, prevarrà probabilmente la tesi del contenimento degli oneri europei per il contribuente. Mario Monti, in questa fase, pare uno dei pochi leader europei dotati della credibilità e dell’autorevolezza per indurre la Germania a dare al bilancio europeo una spinta innovativa, per questo ha adombrato la possibilità che l’Italia ponga il veto al progetto di bilancio europeo se la nostra linea non verrà accolta. La cancelliera Angela Merkel ha ammesso che Monti si batte duramente per l’interesse italiano. Ora si tratterà di convincerla che Berlino possa cedere alle pressioni di Roma anche per ragioni di opportunità, così come d’altronde è accaduto per la nuova linea che Mario Draghi ha impresso alla Banca centrale europea.